«Suttree, mio Dio quel libro. S-U-T-T-R-E-E. È uscito, mi pare, a metà degli anni ’70. Parla di un tizio che ha toccato il fondo, Cornelius Suttree si chiama, uno che è stato al college ma poi ha praticamente abbandonato tutto per vivere in una casa galleggiante a Knoxville, Tennessee tra la fine degli anni ’40 e i primi ’50 e tutti i suoi amici, tutto il suo mondo, è fatto di derelitti, ritardati e svirgolati. Sono all’incirca quattrocento pagine della prosa più densa e lapidaria che puoi immaginare su personaggi che sono poco più di idioti funzionali sempre attaccati al collo della bottiglia. Suttree è il libro che ha fatto ottenere a McCarthy il MacArthur Grant che poi ha usato per andare in Messico a fare ricerche per Meridiano di sangue». [David Foster Wallace]
«Un libro bello e arduo, una lettura sempre ripetitiva e sempre nuova come una variazione sul tema, una sfida alla pazienza – che viene compensata generosamente». [Irene Bignardi, Repubblica]
«Suttree è il libro più denso e ambizioso di McCarthy, nonché il suo capolavoro misconosciuto». [Tommaso Pincio, Manifesto]
Grazie a una struttura narrativa semplice, costruita con episodi che lasciano un’impronta indelebile nella memoria, ‘Suttree’, pubblicato finalmente in Italia da Einaudi – che è stato paragonato all’”Ulisse” di Joyce per la densità della sua prosa e alle “Avventure di Huckleberry Finn” per l’onnipresenza del fiume – è la conferma di quanto Cormac McCarthy sia a pieno titolo un classico della narrativa contemporanea.
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